Chiara Zerbini

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Pratica riflessiva: come sono nati gli appuntamenti del venerdì

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Chiara Zerbini

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Cosa è successo quando una collega, EMCC Practitioner Coach, ha pensato di aprire il suo momento di pratica riflessiva a chi liberamente avesse voluto partecipare, entrando nel suo spazio virtuale su ZOOM, tutti i venerdì alle 13,15?

È successo che il 15 gennaio di questo 2021 del tempo “sospeso”, ha avuto inizio una bella avventura, a porte aperte, che ha aggregato di volta in volta nuovi membri, facendo circolare energie diverse e diverse modalità di riflettere sulla propria esperienza come coach, diventando una occasione per “ripensarsi in azione” e trovare nuovi spunti, stimoli, intuizioni.

Quello che Raffaella Napoli non si aspettava, quando aveva lanciato la proposta, era di suscitare una partecipazione costante soprattutto da parte di un piccolo gruppo, molto determinato e motivato, che ha chiuso la sessione del 25 giugno, facendo già ipotesi per il dopo vacanze.

Ma come è possibile, chiudere gli incontri dedicati alla pratica riflessiva senza fermarsi a riflettere sulla pratica stessa? Allora, ci siamo detti, riflettiamo e facciamolo con la stessa modalità che ha guidato ogni sessione: usiamo le domande.

Ecco gli interrogativi che abbiamo formulato per orientare la riflessione sulla nostra esperienza. Nella sintesi delle risposte, potrete trovare anche alcuni degli elementi essenziali che hanno reso questa pratica non solo utile ma davvero preziosa, perché è avvenuta nell’incontro tra persone che hanno incominciato a conoscersi, e a coltivare relazioni, imparando a farlo anche in uno spazio virtuale!

Cosa ci ha attratto in questa proposta: cosa ci ha fatto decidere di trovare spazio in agenda, ogni settimana, per partecipare a questa pratica riflessiva?

Un motivo di attrazione di questa nuova iniziativa è stata l’esigenza di strutturare un tempo da dedicare alla pratica riflessiva con colleghi di EMCC Italia, ugualmente interessati ad approfondire e condividere gli aspetti yin della professione del coach. Altro punto di richiamo, sono state le modalità stesse proposte per la pratica riflessiva insieme alla libertà di partecipare, senza sentirsi obbligati, rispettando l’orario di accesso per non interrompere la meditazione di apertura. E ancora, la condivisione silenziosa, mettendo a riposo le parole. Inoltre, avere un appuntamento con qualcun altro è più impegnativo rispetto a quello con sé stessi e porta ad essere più costanti. Questo ultimo punto è stato quello che ha fatto aprire le porte dello spazio virtuale ad altri colleghi da chi ha promosso l’iniziativa.

In che modo si è rivelata utile per la mia pratica: quali i punti di apprendimento per me da portare nel percorso di coaching?

Le domande, interessanti e profonde, ripetute ciclicamente più volte, ognuna con la propria forza esplorativa, sono state di aiuto a comprendere come, non di rado, informazioni utili stanno nei dettagli e affiorano quando cambi prospettiva e la domanda ti aiuta a farlo. Forse è successo che quel qualcosa che stavi cercando non sia arrivato subito ma, esercitando la pazienza fiduciosa, la risposta si è fatta sentire, magari in modo diverso da come te l’aspettavi, regalando, ogni volta, qualcosa di nuovo. La domanda ha portato intuizioni, riflessioni e stimolo a proporsi un punto di azione o anche semplicemente di osservazione per la settimana successiva.

La meditazione, che apriva ogni sessione, ha reso possibile entrare nella pratica, in presenza.

E ancora, il potersi affidare alla voce di chi, di volta in volta, conduceva il momento di meditazione, con modalità proprie e differenti. Si è rivelato un buon esercizio per sviluppare fiducia nel processo, nell’essere insieme, lì, in quel momento: mente e cuore aperti.

Infine, il confronto tra modi differenti di interpretare la pratica riflessiva, la contaminazione di pensieri diversi si sono rivelati un arricchimento che ha aiutato nella crescita. (Biodiversità)

Cosa puoi trovare in questi incontri di pratica riflessiva?

Un ambiente accogliente dove imparare insieme ad altri colleghi che condividono lo stesso interesse verso questa pratica, disposti a mettersi in gioco e a conoscersi.

Una buona occasione, utile e concreta per mettere in condivisione approcci e modalità diverse, non solo attraverso teorie e tecniche, ma soprattutto trasferendo l’essenza degli apprendimenti, frutto di un percorso in progress. E ancora, potersi incontrare in una sorta di laboratorio dove poter sperimentare e confrontarsi per portare nuova linfa alla pratica. (mente zen, mente di principiante, mantenere sempre la mente fresca e rinnovarsi).

Cosa mi ha facilitato nel partecipare alle sessioni e cosa è stato più difficoltoso per me?

Ciò che più ha facilitato la partecipazione è stata la disponibilità dei colleghi, compagni di viaggio, ad accogliere in modo libero e senza impegno (non richiedere: “ci sarò tutte le settimane”) e ad ascoltare: la flessibilità con cui ogni proposta di lavoro è stata messa in pratica, restando a disposizione, stando nel processo. L’umanità, il rispetto reciproco, un comune sentire.

E ancora, ha agevolato la pratica, aver potuto proporre un orario comodo che rispettasse la decisione, da parte del nostro ospite, di lasciare libera la giornata del venerdì come momento defaticante e dedicato alla riflessione e allo studio. Altro aspetto rilevante, è stato quello di poter “fare silenzio”, nel senso più ampio, quindi anche trovarsi in un’area protetta dai rumori della quotidianità

Non sempre è stato facile mantenere l’agenda libera da impegni di lavoro che, a volte, hanno interferito con le sessioni di pratica. Tuttavia – e qui c’è il gruppo–gli appuntamenti del venerdì si sono sempre tenuti regolarmente, grazie alla disponibilità dei colleghi che si sono alternati nella conduzione.

Difficoltoso, invece, è stato staccarsi dalla responsabilità di “accontentare” ogni partecipante, sia nella qualità delle domande sia nel far circolare le informazioni organizzative in modo completo, chiaro e puntuale.

C’è anche chi ha trovato scomodissimi sia l’orario, sia il giorno. Questa condizione, tuttavia, non ha interrotto il collegamento con le attività del gruppo sia per gli aggiornamenti via mail sia per i contatti diretti che ci sono stati tra i partecipanti.

Ultima considerazione, ma non ultima per significato e rilevanza, è quella che pone come stimolo a mantenersi costanti nell’impegno, l’averlo vissuto come un momento che fa parte di un “continuo sviluppo personale”.

Cosa ci ha sorpreso di questa pratica riflessiva

Sorprendente è stata la costanza, la dedizione e l’impegno nel partecipare e sostenere questa iniziativa da parte dei colleghi e delle colleghe, dei co-leaders che, pur non essendone stati i promotori, hanno contribuito a dare continuità alle sessioni. Una adesione che non era scontata e non così frequente nella pratica.

Del tutto inattesa, è stata anche la possibilità di “ritornar bambini”: ritrovare quella unica sensazione di scoperta che ti coglie quando ti liberi da ogni aspettativa, quando ti senti desideroso di osare ed esplorare il “qui e ora“, unito a un senso di protezione nel procedere insieme. Infine, motivo di sorpresa è stato anche aver conosciuto meglio alcune colleghe/i e la loro professionalità in un gruppo piccolo e ristretto.

Cosa potremmo fare di più, di meno o diversamente per migliorare questa pratica?

In risposta a queste domande sono scaturite alcune ipotesi:

  • Rendere più visibile questo appuntamento con la pratica riflessiva e diffondere i primi esiti di una esperienza per promuovere una ulteriore sensibilizzazione a un tema così rilevante per la nostra professione. Potrebbe nascere una libera Comunità di Pratica. Già questo gruppo, nel suo piccolo, lo è!
  • Alla luce di quello che abbiamo imparato, stabilire come creare e ideare le domande (quante volte ripeterle, quale turnazione) con la possibilità di stare nel ritmo stabilito per un certo periodo (alcuni mesi) e rivedere l’impostazione in base a quello che emerge dalla riflessione sulla esperienza stessa. L’intento è che ognuno abbia la possibilità di animare la sessione, senza che questo aspetto sia in carico a pochi. Si potrebbero fissare degli appuntamenti extra orario, individuando, come ipotesi da calendario, Natale, Pasqua e prima delle vacanze estive, per rifarci questa domanda.
  • Promuovere una Pratica Generativa. Formulare un setting delle sessioni in grado di accogliere e rendere proficuo quello che facciamo nel laboratorio e viceversa, per diventare coach migliori (re-setting, wash-out, tra una sessione e l’altra per donarsi al meglio ad ogni coachee).

Se potessimo esprimere questa esperienza con una immagine, una frase, una metafora, quale potrebbe essere?

Perché è consigliabile a coach e mentor

In risposta a questa domanda-stimolo arriva come metafora quella del treno, che è partito ed ha accolto nei suoi vagoni alcuni coach che hanno deciso di  salire in carrozza, anche in momenti diversi: ci saranno nuove fermate e nuovi vagoni. Si è creata la condivisione di uno spazio sacro.

E poi, si aggiunge la trapezista, che cerca un suo equilibrio, si sintonizza con lo strumento e si lancia, presente ad ogni momento.

Sa che, nel suo volo, non solo c’è chi la afferra ma c’è una rete, sotto, che la accoglie, se manca la presa. Ebbene, nella pratica di quel salto, riflettendo su ogni aspetto insieme ai suoi compagni d’arte, troverà il giusto slancio, il suo swing.

Infine, sostegno e costanza sono tra le parole che sintetizzano questa esperienza: quindi, di conseguenza, energia e forza. Possiamo definirla come un momento “protetto” di riflessione interiore e, contemporaneamente, di apertura reciproca tra i partecipanti.

In risposta a questa domanda-stimolo arriva come metafora quella del treno, che è partito ed ha accolto nei suoi vagoni alcuni coach che hanno deciso di  salire in carrozza, anche in momenti diversi: ci saranno nuove fermate e nuovi vagoni. Si è creata la condivisione di uno spazio sacro.

E poi, si aggiunge la trapezista, che cerca un suo equilibrio, si sintonizza con lo strumento e si lancia, presente ad ogni momento.

Sa che, nel suo volo, non solo c’è chi la afferra ma c’è una rete, sotto, che la accoglie, se manca la presa. Ebbene, nella pratica di quel salto, riflettendo su ogni aspetto insieme ai suoi compagni d’arte, troverà il giusto slancio, il suo swing.

Infine, sostegno e costanza sono tra le parole che sintetizzano questa esperienza: quindi, di conseguenza, energia e forza. Possiamo definirla come un momento “protetto” di riflessione interiore e, contemporaneamente, di apertura reciproca tra i partecipanti.

Il testo è a cura di Stefania Giorgi con la collaborazione di Raffaella Napoli, Valentina Reiner e Giuseppe Valenti.

Agosto/settembre 2021

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